I profitti dell’idroelettrico vengano redistribuiti: sanità, territorio, istruzione non possono aspettare
Entro pochi mesi giungeranno a scadenza le concessioni delle principali derivazioni idroelettriche della nostra provincia. Una partita di fondamentale importanza per il territorio valtellinese.
Riteniamo che la politica in generale, e quella provinciale in particolare, non abbia prestato la dovuta attenzione a una questione cruciale per i destini dei territori montani: l’idroelettrico è la questione. Eppure si fa finta di nulla, il tempo passa e chi di dovere naviga a vista.
Come di recente riportato dal comitato Grande Idroelettrico, una stima prudenziale calcola il fatturato annuo dell’idroelettrico valtellinese di A2A in circa 500 milioni di euro, di cui sul territorio resterebbero solo le briciole, ossia poco più del 10% del totale. Una situazione scandalosa, che fotografa una vera e propria espropriazione coloniale. Basti pensare che con una cinquantina di quegli oltre 400 milioni di utile si potrebbero impiegare oltre un migliaio di manutentori e addetti a vario titolo alla cura del territorio.
Ipotizzare anche solo il mantenimento delle condizioni attuali, magari con risibili margini di recupero venduti all’opinione pubblica come grandi conquiste, suona come l’ennesimo insulto all’intelligenza della popolazione. Occorre una svolta, capace di cambiare radicalmente le ragioni di scambio con le grandi aziende produttrici.
La Valle d’Aosta ha costruito un percorso di progressiva ripubblicizzazione del settore: è un’ipotesi reale. Altrettanto concreta è stata la scelta dello Stato francese di rinazionalizzare la principale azienda produttrice e, con un nuovo quadro normativo, di passare a un regime autorizzativo che mantenga in mano pubblica la proprietà delle infrastrutture. Scelte eminentemente politiche, volte a conservare il controllo pubblico su un settore di particolare rilievo e sui lauti profitti che ne derivano.
È lecito, anzi doveroso, chiedersi che cosa abbia in mente Regione Lombardia sull’argomento e quale ruolo intenda svolgere in questo quadro la Provincia di Sondrio. La promessa devoluzione del demanio idrico, votata all’unanimità dai sindaci, è rimasta lettera morta: grazie, Lega. Ora è venuto il momento di stringere i tempi, fuori da ogni propaganda.
In Trentino si sta dibattendo, anche duramente, sui pro e contro delle diverse ipotesi sul tappeto. Non sarebbe il caso che anche la nostra provincia uscisse dal torpore che la contraddistingue su ogni dossier e istituisse un’apposita commissione di confronto?
Deve essere chiaro che su questo passaggio si gioca una buona fetta del futuro della provincia: valtellinesi e valchiavennaschi non devono più accettare condizioni di vero e proprio vassallaggio.
Segreteria Provinciale di Sondrio
Partito della Rifondazione Comunista
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