IL 6 GIUGNO A COMO-SAN BARTOLOMEO LA SESSIONE DI APERTURA DELL’INCHIESTA DIOCESANA PER IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DI DON ROBERTO MALGESINI
Como, 23 maggio 2026
Sabato 6 giugno, dalle ore 16.00, nella chiesa di San Bartolomeo in Como, si terrà la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, l’offerta della vita e la fama di offerta della vita e di segni di don Roberto Malgesini, sacerdote diocesano.
Si tratta di un momento pubblico, a cui tutti sono invitati a partecipare.
Dalle ore 17.15 alle ore 17.40 è previsto, nei locali dell’adiacente Oratorio di San Bartolomeo, un punto stampa.
Alle ore 18.00 il cardinale Cantoni, nella chiesa di San Bartolomeo, presiederà la Santa Messa, alla presenza del Postulatore della Causa e degli Officiali dell’Inchiesta. Tutti i fedeli sono invitati alla presenza, in un momento così significativo per la Chiesa diocesana.
«Pur essendo solo l’inizio dell’Inchiesta diocesana del processo di beatificazione di don Roberto Malgesini – sottolinea il priore don Enzo Ravelli – l’assemblea convocata dal vescovo per il pomeriggio di sabato 6 giugno a San Bartolomeo in Como è un momento particolarmente importante per la Chiesa di Como, che sempre è chiamata dal suo Signore ad essere sposa splendente di santità».
Ricordiamo che, per la Diocesi di Como, il 6 giugno cade la memoria liturgica della beata suor Maria Laura Mainetti, figura luminosa di religiosa che ha donato la propria vita, nel silenzio e nell’umiltà, a tanti fratelli e sorelle nel bisogno, con un’attenzione particolare ai giovani.
COSA SUCCEDE SABATO 6 GIUGNO
La sessione si aprirà con un tempo di preghiera (articolato in un’introduzione, un canto, la proclamazione della Parola di Dio e la lettura di alcuni pensieri su don Roberto Malgesini). Seguirà l’intervento del Vescovo di Como, cardinal Oscar Cantoni. Quindi presteranno il loro giuramento gli Officiali dell’Inchiesta (ovvero il Delegato del Vescovo, il Promotore di giustizia e il Notaio) e il Postulatore della Causa di beatificazione. La preghiera riprenderà con il Canto del Magnificat, la recita del Padre Nostro e la benedizione finale. Al termine, nei locali dell’adiacente Oratorio, la stampa potrà rivolgere alcune domande agli intervenuti. Alle ore 18.00 sarà celebrata la Santa Messa.
I PASSAGGI PRECEDENTI
Ricordiamo che lo scorso 2 maggio 2026 fu pubblicato l’Editto, a firma del Vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, per «la causa di canonizzazione del Servo di Dio Roberto Malgesini, sacerdote diocesano». Dopo l’annuncio dato ai giovani, il 22 marzo, in occasione del ritiro diocesano di Quaresima celebrato a San Bartolomeo in Como, e la conferma, condivisa con tutto il clero diocesano, nella Messa crismale dello scorso Giovedì Santo, 2 aprile, tre settimane fa è stato pubblicato e diffuso in Diocesi il documento che, di fatto, ha avviato l’indagine sul Servo di Dio don Roberto Malgesini.
Nell’Editto si specifica che l’intenzione del cardinale Cantoni è di introdurre «la causa di canonizzazione e beatificazione “super oblatione vitae”», ovvero per il riconoscimento del dono totale della vita. Come sottolinea il documento, esso nasce dall’ascolto di «quel “fiuto” del popolo di Dio» che sa «riconoscere i modelli di santità, testimoni straordinari del Vangelo». Un atto, l’avvio della causa, che vuole «accogliere e interpretare il consenso della gente attorno alla figura di don Roberto Malgesini, testimone della carità verso i più poveri».
L’Editto rimarrà esposto fino alla fine del mese di maggio (per un totale di 4 settimane) nella Curia di Como, nella parrocchia di nascita di don Roberto (Cosio Valtellino, in provincia di Sondrio) e nelle comunità dove il sacerdote ha vissuto il proprio ministero: Lipomo (Co), Gravedona (Co) e Como (nella comunità pastorale San Giovanni Battista Scalabrini, di cui fa parte la parrocchia di San Rocco, dove don Malgesini risiedeva e fu ucciso).
Nell’Editto il Vescovo Cantoni ha illustrato il percorso che lo ha portato alla decisione di introdurre la causa di canonizzazione e beatificazione: «confortato dalle espressioni di consolazione e stima formulate da Papa Francesco al termine delle udienze generali del 16 settembre 2020 e del 20 ottobre seguente; avendo chiesto e ottenuto dalla Conferenza Episcopale Lombarda parere favorevole circa l’opportunità di iniziare la causa (Sessione del 17 settembre 2025); avendo ottenuto il nihil obstat del Dicastero delle Cause dei Santi (lettera prot. n. 3816-1/25 del 6 marzo 2026)».
Da qui l’invito alla corresponsabilità di tutto il popolo di Dio. «Considerata la grave responsabilità che tale decisione comporta – scriveva il cardinale Cantoni nell’Editto –, invito formalmente tutti coloro che fossero a conoscenza di qualche ostacolo, che possa essere discordante circa la fama di santità di detto Servo di Dio, a darne notizia al Sottoscritto o al Postulatore». Quest’ultimo è monsignor Ennio Apeciti. A norma delle disposizioni canoniche relative al caso, «tutti coloro che fossero in possesso di scritti e ogni altro documento di don Roberto Malgesini – prosegue il documento –, sono invitati a porli a disposizione del Postulatore della Causa presso la Curia Vescovile di Como. Se il possessore di tali documenti e/o scritti intenderà conservarne l’originale, potrà esibirne copia debitamente autenticata».
LO SVOLGIMENTO DEL PROCEDIMENTO
E COSA SIGNIFICA “CAUSA SUPER OBLATIONE VITAE”
La Causa di beatificazione e canonizzazione riguarda un fedele che in vita, in morte e dopo morte ha goduto fama di santità o di martirio o di offerta della vita. Per l’inizio di una Causa di beatificazione è quindi sempre necessaria l’esistenza di tale “fama” (ovvero l’opinione diffusa tra i fedeli) rispetto alla vita della persona. Una fama, specifica l’istruzione Sanctorum Mater, che deve essere «spontanea e non artificiosamente procurata. Deve essere stabile, continua, diffusa tra persone degne di fede, vigente in una parte significativa del popolo di Dio».
La procedura, salvo una particolare dispensa papale, non può iniziare prima che siano passati almeno cinque anni dalla morte del candidato.
La prima figura a essere individuata, con nomina e approvazione del Vescovo competente, è il Postulatore, ufficio che può essere svolto da un sacerdote, da un membro di un Istituto di Vita Consacrata, di una Società di Vita Apostolica, o di un’Associazione clericale e/o laicale, da un laico e da una laica. Il postulatore deve essere esperto in teologia, diritto canonico e storia, come pure nella prassi della Congregazione delle Cause dei Santi. Viene scelto dall’attore, cioè dalla persona giuridica o fisica che introduce la causa di beatificazione e canonizzazione.
Il Vescovo diocesano, ottenuto il nihil obstat dal Dicastero delle Cause dei Santi, annuncia, attraverso un Editto, l’intenzione di introdurre la causa di beatificazione e canonizzazione del candidato/a, definito, dal momento dell’introduzione della causa, Servo/a di Dio. Con l’Editto si invitano formalmente tutti coloro che fossero a conoscenza di qualche ostacolo, che possa essere discordante circa la fama di santità del candidato/a, a darne notizia al Vescovo o al Postulatore (appositamente nominato). Inoltre, tutti coloro che fossero in possesso di scritti e di ogni altro documento che riguardino il candidato/a, sono invitati a porli a disposizione, consegnandoli, in originale o in copia, presso la sede della Curia Vescovile rivolgendosi al Vescovo o alla Cancelleria.
Fase Diocesana
Verificate le condizioni preliminari, si passa all’apertura ufficiale di una Inchiesta in Diocesi. Il Vescovo diocesano costituisce un apposito Tribunale, composto da un Delegato del Vescovo, un Promotore di Giustizia e un Notaio Attuario.
Il Postulatore, sotto l’autorità del Tribunale, propone e coordina la raccolta di documenti e testimonianze che possano aiutare a ricostruire la vita e la santità del Servo/a di Dio. Obiettivo è quello di verificarne l’eroicità delle virtù, ovvero la disposizione abituale a compiere il bene con fermezza, continuità e senza esitazioni. La ricostruzione viene fatta seguendo due strade. La prima è l’escussione di testimoni sotto giuramento, ovvero l’ascolto di testimonianze orali delle persone che hanno conosciuto il/la Servo/a di Dio e possono raccontare con precisione fatti, eventi, parole. La seconda è la raccolta di documenti e scritti riguardanti il/la Servo/a di Dio.
Una apposita Commissione Storica raccoglie tutti i documenti che riguardano il Servo di Dio e i suoi scritti. Infine, due Censori Teologi devono valutare i medesimi scritti, se vi sia qualcosa di contrario alla fede o alla morale. Tutte le informazioni vengono raccolte e poi sigillate nel corso di una sessione di chiusura, presieduta dal Vescovo.
Fase Romana
Terminato questo lavoro, si chiude la fase diocesana dell’Inchiesta e tutto il materiale viene consegnato a Roma al Dicastero delle Cause dei Santi che, tramite un Relatore, guiderà il postulatore nella preparazione della Positio, il volume che sintetizza le prove raccolte in Diocesi. La Positio deve dimostrare con sicurezza la vita, le virtù o il martirio e la relativa fama del Servo di Dio. Essa sarà studiata da un gruppo di Consultori Teologi del Dicastero e, nel caso di una “Causa storica” (quella che riguarda un candidato per il quale non vi siano testimoni oculari), anche da una commissione di Consultori Storici del Dicastero. Se il giudizio sarà favorevole (attraverso una valutazione collegiale con voto positivo prevalente), la Positio sarà sottoposta a un ulteriore giudizio dei Vescovi e Cardinali Membri del Dicastero. Se il giudizio di questi ultimi è ugualmente favorevole, il Santo Padre autorizza la Promulgazione del Decreto sull’eroicità delle virtù, sul martirio del Servo di Dio o sull’offerta della vita, che così diviene Venerabile. Le categorie per il riconoscimento della santità sono: il martirio, l’esercizio eroico delle virtù e l’offerta della vita.
Se il candidato è riconosciuto martire, può essere beatificato senza il riconoscimento di un miracolo. Altrimenti, negli altri due casi, è necessario che venga riconosciuto un miracolo dovuto all’intercessione del Venerabile. Questo evento in genere è una guarigione ritenuta scientificamente inspiegabile, giudicata tale da una Commissione Medica convocata dal Dicastero delle Cause dei Santi e composta da specialisti, sia credenti sia non credenti. Importante è che la guarigione sia completa e duratura, in molti casi anche rapida. Dopo questa approvazione, sul miracolo si pronunciano anche i Vescovi e i Cardinali Membri del Dicastero e il Santo Padre autorizza il relativo Decreto. Così il Venerabile può essere beatificato. In seguito a questa proclamazione, il Beato è iscritto nel calendario liturgico della sua Diocesi o della sua famiglia religiosa, nel giorno anniversario della morte o in un giorno che si ritenga particolarmente significativo.
DON ROBERTO MALGESINI: LA CAUSA “SUPER OBLATIONE VITAE”,
OVVERO PER IL RICONOSCIMENTO DEL DONO TOTALE DELLA VITA
Si tratta di una fattispecie introdotta nel luglio 2017 da papa Francesco, con la Lettera apostolica Maiorem hac dilectionem, che riconosce l’offerta della vita come forma specifica di santità. Questa categoria riconosce chi non è necessariamente morto per persecuzione (martirio), ma ha comunque donato la propria vita in modo consapevole e caritatevole. L’articolo 2 della Lettera Apostolica definisce i requisiti necessari affinché l’offerta della vita sia riconosciuta come criterio di santità. Questo atteggiamento non è un atto isolato, ma il culmine di un’esistenza cristiana autentica. Il documento afferma che deve esserci: «offerta libera e volontaria della vita ed eroica accettazione […] di una morte certa e a breve termine». Questo significa che la persona deve essere consapevole del rischio mortale e accettarlo per amore degli altri (espresso con l’espressione latina propter caritatem, cioè “per amore”). Inoltre, sono richiesti altri elementi: «nesso tra l’offerta della vita e la morte prematura»; «esercizio delle virtù cristiane fino alla morte»; «esistenza della fama di santità e di segni»; «necessità del miracolo per la beatificazione».
- Enrica Lattanzi -
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