GLI ALUNNI DI VALDIDENTRO RIELABORANO LA GUERRA BIANCA IN UNA MOSTRA DEDICATA
La classe III B della Scuola Secondaria di primo grado di Valdidentro guidata dalla professoressa di lettere Laura Pedrini ha curato un’esposizione sulla Guerra Bianca in Alta Valle che è rimasta esposta al pubblico nella sala delle associazioni del comune di Valdidentro. La mostra, rimasta aperta e visibile per due settimane, è il frutto di un lungo lavoro di studio e di ricerca che ha tenuto impegnati docente e alunni per diversi mesi, da gennaio a maggio 2026.
Partendo dalle molte testimonianze scritte che ci sono state tramandate nel tempo, la classe ha letto i contenuti e li ha rielaborati per tematiche, estrapolandone le parti ritenute più confacenti al proprio programma di lavoro.
Il risultato è confluito in ben 23 pannelli che tutti hanno potuto visionare: con uno stile essenziale ma accurato, ogni pannello ha raccontato – attraverso materiale descrittivo e fotografico – alcuni aspetti della vita quotidiana al tempo della guerra. Ne è risultato un mosaico molto interessante, che va a cogliere elementi curiosi e inaspettati della cosiddetta “Guerra Bianca” su cui, forse, la storia istituzionale si concentra di meno: le teleferiche, i fulmini, le valanghe, le gallerie nel ghiaccio… in aggiunta ad argomenti assai più noti come le diserzioni, il trafugamento delle opere artistiche, l’epidemia di influenza spagnola, i Comitati di assistenza civile, la corrispondenza di guerra, il sistema delle linee difensive, ecc.
La maggior parte della documentazione utilizzata proviene dal volume “Quotidianità della vita valtellinese durante gli anni della Guerra Bianca”, edito Centro Studi Storici Alta Valtellina e in cui gli autori hanno raccolto diverse esperienze traducendole in pagine dense di vita vissuta.
«Ho fortemente voluto accompagnare i ragazzi in questo progetto – racconta l’insegnante Pedrini – per cercare di unire scuola e memoria storica, e per trasformare lo studio della storia in un’esperienza formativa di ricerca, di interpretazione e di restituzione alla comunità. Nell’elaborazione dei testi abbiamo attinto anche alla preziosa testimonianza dell’ufficiale Dyhrenfurt, in modo da far percepire anche il punto di vista dei soldati austro-ungarici e rendere consapevoli – gli studenti, ma anche i visitatori della mostra – di quanto il nostro avversario si sia trovato a combattere e vivere le stesse identiche difficoltà, fisiche e psicologiche, in condizioni atmosferiche estreme, così da far loro percepire l’assoluta insensatezza della guerra».
Nelle circa 200 ore di lavoro, i ragazzi sono stati suddivisi in gruppi all’interno dei quali ciascuno ha portato il suo contributo, con un lavoro di confronto continuo che è servito anzitutto per focalizzare la trama in base alla quale elaborare il proprio pannello, e in secondo luogo per interiorizzare i contenuti e – di conseguenza – il vissuto dei loro antenati. «Le parti che più hanno coinvolto e appassionato i ragazzi – continua la professoressa Pedrini – sono state l’analisi e la lettura delle testimonianze scritte e la visione delle immagini del nostro territorio dei primi del ‘900 (foto tratte prevalentemente dagli archivi di Giuseppe Pessina, e delle famiglie del Capitano Arnaldo Berni e del Capitano Guido Bertarelli). Il progetto si è articolato in 6 fasi, con un approfondito lavoro di analisi sulle fonti scritte e sulle immagini che ha permesso ai ragazzi di sviluppare una nuova consapevolezza sulla storia dei nostri antenati e di osservare il presente e il nostro territorio con uno sguardo diverso».
- Anna L. -
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