Memorie celate nella pietra: le incisioni rupestri più alte d'Europa si trovano a Bormio, tra i ghiacci del Tresero
Bormio, 27.07.2026
Ci sono scoperte che il tempo custodisce e il ghiaccio rivela. Nell'agosto del 2017, durante un'escursione alla Punta Segnale, nel circo del ghiacciaio del Tresero in Alta Val di Gavia, uno studente comasco si chinò a raccogliere un oggetto caduto e notò alcuni segni insoliti sulla roccia. Erano petroglifi, comunemente conosciuti come incisioni rupestri, ed erano i più alti d'Europa.
La scoperta, avvenuta casualmente a circa 3.000 metri di quota nel comprensorio di Bormio, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, è stata oggetto di indagini scientifiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e dall'Istituto Archeologico Valtellinese, fino al loro ufficiale riconoscimento nel 2024 presso la sede di Regione Lombardia. Le tredici figure identificate – incise su superfici di micascisto levigate dall'azione millenaria dei ghiacci – costituiscono oggi un sito di eccezionale valore per l'archeologia alpina e la comprensione della presenza umana in alta quota nell'età preistorica. Un’escursione da non perdere se ci si trova nei pressi di Bormio, in Valtellina.
UN SANTUARIO RUPESTRE A 3.000 METRI
I petroglifi del Tresero sono incisi su rocce levigate dal ghiaccio — superfici lisce come marmo, scolpite da millenni di pressione glaciale. Il ghiacciaio le ha abbandonate solo negli ultimi decenni: senza il riscaldamento climatico, questi segni sarebbero probabilmente ancora sepolti. Le figure, databili all’epoca del Rame (3000 a.C.) e Bronzo Medio-Recente (1500–1200 a.C.), comprendono figure antropomorfe dette "oranti" (con braccia sollevate in gesto rituale), una spirale destrogira, un modulo geometrico, figure di difficile interpretazione e un probabile ovino. Le più antiche presentano una picchiettatura così lieve da risultare visibile soltanto alla luce radente dell'alba.
Il confronto stilistico con l'arte rupestre del complesso camuno-tellino – di cui la Valtellina costituisce uno dei distretti più ricchi, con la Rupe Magna di Grosio e le statue-stele di Teglio – colloca le incisioni del Tresero in un dominio cronologico ben preciso, quello del Rame e del Bronzo medio-recente.
Ciò che rende questo sito unico nel panorama europeo non è solo la quota: è il fatto di essere l'unico complesso rupestre noto ad essere stato ripetutamente ricoperto e poi svelato dal ritiro dei ghiacci nel corso dei millenni, permettendo di comprendere come le oscillazioni climatiche abbiano influenzato la frequentazione antropica dell'alta montagna.
COME RAGGIUNGERE IL SITO: L’ESCURSIONE
Le incisioni sono raggiungibili con un'escursione di poco più di due ore di media difficoltà (T3) nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, che unisce interesse naturalistico, storico e archeologico in un unico percorso. Il momento perfetto per osservarle è al mattino entro le 10, quando la luce radente del sole ne esalta ogni piccolo dettaglio.
Il punto di partenza è il Rifugio Berni, al Passo Gavia (2.621 m), raggiungibile in auto o tramite la navetta estiva Gavia Express da Santa Caterina Valfurva. Da lì si segue il sentiero in direzione della Punta Segnale, risalendo i pendii morenici ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero. Poco prima della Capanna Bernasconi si raggiunge l'area dove sono visibili le incisioni rupestri. Il rientro avviene lungo lo stesso percorso.
La distanza da percorrere è di circa 4,6 km con un dislivello positivo di 472 m, che porterà a una quota di 2.987 m. L'itinerario offre panorami spettacolari sul Gruppo Ortles-Cevedale e permette di avvicinarsi alle rocce istoriate, levigate dai ghiacci e riportate alla luce dal recente ritiro glaciale. Le figure sono visibili direttamente sulle superfici di micascisto lungo il percorso.
LA STORIA DI UNA SCOPERTA
Il merito della scoperta va a Tommaso Malinverno, che intuì immediatamente l'importanza dei segni e informò la Società Archeologica Padana (SAP). Il sopralluogo tecnico dell'autunno 2017 confermò il valore scientifico del sito. Gli studi successivi, condotti da Giuseppe Cola dell'Istituto Archeologico Valtellinese e pubblicati sul Bollettino Storico Alta Valtellina (n. 22, 2019), hanno permesso di ricostruire con precisione il periodo in cui i ghiacci hanno abbandonato gli affioramenti rocciosi: il fronte settentrionale del ghiacciaio si era definitivamente ritratto da quei luoghi tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta.
I petroglifi del Tresero si collocano idealmente tra due dei comprensori più ricchi di arte rupestre delle Alpi: le incisioni camune, patrimonio UNESCO dal 1979, e le testimonianze valtellinesi di Grosio, Teglio e Berbenno. In questo contesto, il sito di Punta Segnale rappresenta l'anello più alto — e più fragile — di questa catena di memoria.
BORMIO: UNA DESTINAZIONE CHE RACCONTA IL TEMPO
I petroglifi di Punta Segnale arricchiscono un territorio già straordinariamente stratificato. La stessa Valle del Gavia e il Parco Nazionale dello Stelvio conservano tracce della Prima Guerra Mondiale combattuta a oltre 3.000 metri – trincee, villaggi militari, sentieri storici che compongono gli Stelvio Historical Trek – oltre a documentazione di comunità mesolitiche presenti nella zona già 10.000 anni fa. Bormio, a meno di due ore da Milano, è la porta d'accesso a questo archivio di storie: una destinazione in cui a ogni quota è possibile esplorare un'epoca diversa.
Durante la stagione è possibile partecipare a escursioni guidate con accompagnatori di media montagna, che permettono di scoprire tutti il contesto naturalistico, archeologico e storico del territorio. Per maggiori informazioni è possibile contattare Bormio Tourism all'indirizzo [email protected] oppure al numero +39 0342 903300, www.bormio.eu
Bormio Tourism - Press Office
Credits: Bormio Tourism
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