Sport, gioco e disabilità: una giornata che insegna a tutti!
La pioggia ha cambiato il luogo, ma non la sostanza.
La seconda edizione di “Sport, gioco e disabilità”, organizzata nell’ambito del progetto di rugby integrato del Sondrio Rugby in collaborazione con il Liceo Sportivo Donegani, si è svolta nella mattinata di martedì 28 aprile 2026 negli spazi dell’oratorio del Sacro Cuore, che ha accolto l’iniziativa al posto del campo Cerri-Mari.
In campo, (in senso pieno, anche senza erba!) sono scesi gli studenti del Donegani insieme agli educatori del Sondrio Rugby e agli insegnanti, chiamati non solo a partecipare, ma a costruire attivamente la giornata. I ragazzi hanno infatti progettato e condotto diverse sessioni di attività, confrontandosi in modo diretto con la realtà della disabilità.
Un’esperienza concreta, fatta di adattamenti continui, ascolto e capacità di leggere le situazioni oltre lo schema previsto. Perché quando si lavora con la disabilità, il programma conta fino a un certo punto: quello che fa la differenza è la qualità della relazione.
Alla giornata hanno preso parte circa cento persone. Gli studenti del Donegani, affiancati dai loro insegnanti e dagli educatori del Sondrio Rugby, hanno ideato e gestito le attività, coinvolgendo le persone con disabilità dell’Istituto Tecnico Agrario Piazzi di Sondrio, del Liceo Nervi di Morbegno e dei servizi SpaH, Opera Don Guanella, I Prati e OPS.
È stata una mattinata diversa dal solito. Più rumorosa, più imprevedibile, a tratti anche disordinata. Ma proprio per questo autentica.
Il valore di iniziative come questa non sta solo nell’inclusione, parola spesso abusata, ma nella direzione doppia che prendono.
Da una parte, i ragazzi con disabilità trovano uno spazio di gioco reale, non costruito “a parte”, ma condiviso, dove possono essere protagonisti. Dall’altra, gli studenti hanno la possibilità di uscire da una dimensione teorica e confrontarsi con una complessità che non si può simulare in aula.
È lì che succede qualcosa.
Quando ci si accorge che comunicare non è scontato, che ogni esercizio va ripensato, che il risultato non è il punto ma il percorso. E che lo sport, quando è fatto bene, non seleziona: mette in relazione.
“Sport, gioco e disabilità” non è solo una giornata riuscita. È un pezzo di strada nella costruzione di uno sguardo diverso: più attento, più consapevole, più umano.
La seconda edizione di “Sport, gioco e disabilità”, organizzata nell’ambito del progetto di rugby integrato del Sondrio Rugby in collaborazione con il Liceo Sportivo Donegani, si è svolta nella mattinata di martedì 28 aprile 2026 negli spazi dell’oratorio del Sacro Cuore, che ha accolto l’iniziativa al posto del campo Cerri-Mari.
In campo, (in senso pieno, anche senza erba!) sono scesi gli studenti del Donegani insieme agli educatori del Sondrio Rugby e agli insegnanti, chiamati non solo a partecipare, ma a costruire attivamente la giornata. I ragazzi hanno infatti progettato e condotto diverse sessioni di attività, confrontandosi in modo diretto con la realtà della disabilità.
Un’esperienza concreta, fatta di adattamenti continui, ascolto e capacità di leggere le situazioni oltre lo schema previsto. Perché quando si lavora con la disabilità, il programma conta fino a un certo punto: quello che fa la differenza è la qualità della relazione.
Alla giornata hanno preso parte circa cento persone. Gli studenti del Donegani, affiancati dai loro insegnanti e dagli educatori del Sondrio Rugby, hanno ideato e gestito le attività, coinvolgendo le persone con disabilità dell’Istituto Tecnico Agrario Piazzi di Sondrio, del Liceo Nervi di Morbegno e dei servizi SpaH, Opera Don Guanella, I Prati e OPS.
È stata una mattinata diversa dal solito. Più rumorosa, più imprevedibile, a tratti anche disordinata. Ma proprio per questo autentica.
Il valore di iniziative come questa non sta solo nell’inclusione, parola spesso abusata, ma nella direzione doppia che prendono.
Da una parte, i ragazzi con disabilità trovano uno spazio di gioco reale, non costruito “a parte”, ma condiviso, dove possono essere protagonisti. Dall’altra, gli studenti hanno la possibilità di uscire da una dimensione teorica e confrontarsi con una complessità che non si può simulare in aula.
È lì che succede qualcosa.
Quando ci si accorge che comunicare non è scontato, che ogni esercizio va ripensato, che il risultato non è il punto ma il percorso. E che lo sport, quando è fatto bene, non seleziona: mette in relazione.
“Sport, gioco e disabilità” non è solo una giornata riuscita. È un pezzo di strada nella costruzione di uno sguardo diverso: più attento, più consapevole, più umano.
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