Olimpiadi 2026 e didattica a distanza: ancora una volta a pagare sono studenti, scuola e famiglie
La scelta di ricorrere alla didattica a distanza integrata (DDI) per gli studenti della Scuola
Secondaria di secondo grado della provincia di Sondrio, in occasione delle Olimpiadi Invernali
Milano-Cortina 2026, lascia aperte molte domande e suscita preoccupazione. Ancora una volta, di
fronte a un grande evento, la scuola sembra diventare un problema da gestire, più che un diritto da
tutelare.
Si tratta di una decisione che incide direttamente sul diritto costituzionale allo studio, sancito
dall’articolo 34 e che colpisce in modo particolare gli adolescenti. Dopo gli anni difficili della
pandemia, che hanno già segnato profondamente i percorsi formativi, relazionali ed emotivi di
ragazze e ragazzi, si torna a proporre la didattica a distanza come soluzione “temporanea”, senza
tenere conto delle sue conseguenze reali. La scuola in presenza non è un dettaglio organizzativo:
è uno spazio fondamentale di crescita, di relazione, di inclusione.
La didattica a distanza integrata, per quanto presentata come una possibilità, viene velatamente
consigliata agli studenti e alle studentesse che dovrebbero spostarsi nei giorni delle gare con i
mezzi pubblici perché, come indicato sul sito dalla compagnia dei Trasporti di competenza, tutti i
servizi non indicati in “orario olimpiadi” saranno sospesi.
Ancora una volta, sono gli adolescenti a pagare il prezzo più alto di scelte che non mettono al
centro il loro benessere e il loro futuro.
A questo si aggiungono le forti criticità sul piano organizzativo e lavorativo. A poche settimane
dall’evento, i lavoratori e le lavoratrici della conoscenza si trovano in una situazione di grande
incertezza: non è chiaro chi sarà in presenza, chi a distanza, come verrà gestita la didattica mista
e quali strumenti saranno messi a disposizione. Questa confusione rischia di tradursi in un
aggravio dei carichi di lavoro e in un peggioramento delle condizioni professionali del personale
della scuola, già messo a dura prova da anni di emergenze e riforme calate dall’alto.
Non si possono poi ignorare le ricadute sulle famiglie. Molti genitori, lavoratori e lavoratrici, si
troveranno a dover gestire i figli a casa, senza un adeguato supporto e senza reali possibilità di
conciliare i tempi di vita e di lavoro. Anche in questo caso, il costo sociale delle scelte legate
all’organizzazione delle Olimpiadi viene scaricato sulle persone, senza una reale assunzione di
responsabilità. Senza scordare che molti saranno quei lavoratori e lavoratrici che, dati i settori
occupazionali, non potranno certo assentarsi dal lavoro per seguire i figli a casa: Sanità, servizi
essenziali, Enti e Comuni maggiormente interessati dall’evento olimpico.
Come FLC CGIL riteniamo inaccettabile che un evento di portata internazionale venga realizzato
comprimendo diritti fondamentali, a partire dal diritto allo studio. Le Olimpiadi dovrebbero
rappresentare un’occasione di crescita per i territori, non un motivo per arretrare sul piano dei diritti
e dei servizi pubblici.
Lamentiamo la mancanza di un confronto vero e trasparente con le organizzazioni sindacali, le
comunità scolastiche e le famiglie. La scuola pubblica, gli studenti e chi nella scuola lavora non
possono essere, ancora una volta, i sacrificati di turno.
- FLC CGIL SONDRIO -
- 1 vista