REGIONE LOMBARDIA, CROSIO (PATTO PER IL NORD): “TERZO ANNO DI GIUNTA FONTANA: DALLE PROMESSE DI MORBEGNO ALLA FUGA DI LAVORATORI. SERTORI RISPONDA DATI ALLA MANO”
Como/Varese/Sondrio, 11 febbraio 2026 – «Il 12 febbraio segna il terzo anniversario del secondo mandato regionale di Attilio Fontana. Una data che, per chi vive e lavora nelle province del Nord, non è occasione di festeggiamenti ma di bilanci impietosi. Passata la “sbornia” olimpica, che rischia di essere l’unico elemento riconoscibile di questa amministrazione, ci ritroviamo immersi nella quotidianità dei problemi irrisolti. Uno su tutti: l’inarrestabile fuga dei lavoratori dalle province di confine verso la Svizzera. Un fenomeno che non tocca solo la Valtellina, ma che sta desertificando anche il Comasco e il Varesotto».
Lo dichiara Jonny Crosio, Vice Segretario Federale di Patto per il Nord, allargando il fronte della protesta e accendendo i riflettori sulla crisi demografica ed economica che colpisce l'intero arco di confine, supportato da dati inconfutabili che inchiodano la Giunta alle proprie responsabilità.
LA PROMESSA TRADITA DI MORBEGNO
«È ancora vivo nella memoria il convegno di Morbegno tenutosi in piena campagna elettorale», incalza Crosio. «All'indomani dell'evento, un tronfio Massimo Sertori, scortato da un arrendevole Ministro Giorgetti, prometteva "stipendi più alti con i fondi svizzeri", parlando specificamente di "200 euro netti al mese in più per i neo assunti". Una “boutade” alla Cetto La Qualunque che la platea incassò senza battere ciglio. Già allora denunciavo l'inutilità di misure così timide. Oggi, a tre anni di distanza, la realtà presenta il conto: quella promessa si è rivelata una castroneria politica».
IL DIVARIO INCOLMABILE E IL "MOLTIPLICATORE" FRANCO
«La confusione regna sovrana», prosegue Crosio. «Mentre a inizio mandato promettevano soldi in busta paga, nell'autunno dello stesso anno emergeva la "tassa sulla sanità" per i vecchi frontalieri. Hanno promesso bonus per trattenere medici e infermieri, ma la realtà è che non esiste misura spot in grado di competere con i salari svizzeri. Va detto con chiarezza: il cambio favorevole del Franco non è la causa principale del problema, ma un fattore che si somma a stipendi base già molto alti. È un ulteriore incremento che allarga una forbice già strutturale, polverizzando di fatto ogni timida (e spesso solo annunciata) misura italiana».
I DATI DRAMMATICI DEL 2026: UN'EMORRAGIA LOMBARDA
Crosio snocciola i dati emersi proprio in questi giorni, che disegnano un quadro a tinte fosche per tutte le province di confine: «La situazione non è solo peggiorata per il numero di frontalieri, ma è diventata drammatica per chi se ne va definitivamente. Se la Provincia di Sondrio detiene il triste primato con il 15,6% della popolazione iscritta all'AIRE, Como la segue a ruota con un allarmante 10,7% e Varese supera l'8,3%. Siamo ben oltre la media regionale. Se a questo esercito di espatriati sommiamo i pendolari giornalieri, il quadro è quello di una desertificazione del capitale umano che rischia di compromettere irreversibilmente il tessuto produttivo del Nord Lombardia».
LA PROPOSTA: LOBBISMO TRANSFRONTALIERO
L’esponente di Patto per il Nord propone un cambio di paradigma radicale: «Serve onestà intellettuale: Ticino e Grigioni sono, di fatto, una delle “aziende” più importanti per l’economia lombarda. Hanno bisogno di noi come noi di loro. La soluzione non è la guerra dei poveri o le tasse sulla salute, ma un vero lobbismo transfrontaliero. È velleitario tentare di porre rimedio alla fuga di lavoratori mettendo in campo agevolazioni fiscali unilaterali che rischiano solo di pregiudicare gli accordi ALS di libero scambio. Il lavoro deve essere fatto in maniera bilaterale: noi salvaguardando l'azienda Ticino-Grigioni, loro entrando nella consapevolezza che la carenza di lavoratori in Italia produce spesso e volentieri soluzioni frettolose e inconsapevolmente a doppio taglio. Una dinamica figlia del fatto che sia Roma che Berna sono distanti dalla realtà vissuta quotidianamente lungo il confine».
«Per esperienza personale, sia politica che professionale», conclude Crosio, «se la Regione Lombardia vuole davvero lasciare un segno in questo secondo mandato, smetta di inseguire chimere elettorali e inizi a trattare la questione frontaliera con la serietà di una politica estera di vicinato, tutelando gli interessi di Sondrio, Como e Varese con un'unica, forte voce».
- Ufficio Stampa - Patto per il Nord -
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