Biennale di Sondrio 2026: Emozione e profondità al Teatro Mignon di Tirano con “VERTIGO”
Tirano – Una serata intensa, densa di emozione e significato, ha segnato un nuovo
e importante appuntamento della Biennale di Sondrio 2026. Venerdì 13 febbraio, il
Teatro Mignon di Tirano ha ospitato lo spettacolo “VERTIGO – L’irresistibile
richiamo del vuoto sotto e dentro di noi”, una lettura scenica che ha intrecciato
parola, musica e riflessione, offrendo un’esperienza coinvolgente e profondamente
suggestiva.
Un inizio carico di emozione ha segnato l’evento: il Coro Monti Verdi di Tirano ha
reso omaggio a Sebastiano Erba, Alfio Muscetti ed Erik Pettavino (recentemente
scomparsi a causa del distacco improvviso di una slavina) con il sublime canto
Signore delle cime. Un istante di raccoglimento collettivo che ha trasformato il
dolore in memoria condivisa, stringendo la comunità in un abbraccio nel segno del
rispetto e del legame indissolubile con le nostre vette.
Perfettamente in sintonia con il tema della rassegna, VERTIGO ha indagato il
concetto di limite come soglia da attraversare: il limite fisico delle montagne,
quello interiore delle paure, quello culturale imposto da una società che tende a
neutralizzare il rischio. Lo spettacolo prende le mosse da una celebre intuizione di
Milan Kundera:
«La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. È la voce del vuoto sotto
di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo
con paura».
Da questo rovesciamento di prospettiva è nato un racconto capace di esplorare il
bisogno umano di vertigine come impulso creativo, tensione artistica e ricerca
spirituale: smarrirsi per ritrovarsi, sporgersi per vedere meglio, abbandonare
certezze per aprirsi a nuovi orizzonti.
La drammaturgia di Enrico Camanni, interpretata da Diana Manea e Alberto
Camanni, si è intrecciata con le musiche eseguite dal vivo da Federico Scali alla
chitarra, dando vita a un tessuto narrativo e sonoro di grande intensità.
Particolarmente apprezzata è stata l’interpretazione di Diana Manea, attrice di
solida formazione e raffinata sensibilità scenica. Nata a Sondrio nel 1979, si è
diplomata nel 2002 alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, formandosi con
maestri quali Luca Ronconi, Enrico D’Amato, Franca Nuti, Gianfranco de Bosio e
Giulia Lazzarini. Ha lavorato fin dagli esordi con registi di primo piano del teatro
italiano ed europeo – tra cui Luca Ronconi, Massimo Castri, Peter Stein, Roberto
Guicciardini, Pietro Carriglio e Serena Sinigaglia – prendendo parte a produzioni di rilievo nazionale come La vita è sogno, Infinities, Prometeo Incatenato e La
resistibile ascesa di Arturo Ui con Umberto Orsini.
Dal 2009 collabora stabilmente con il regista Claudio Longhi in importanti
produzioni di Emilia Romagna Teatro e Teatro di Roma, tra cui Sallinger, Voci
sorde, Il ratto d’Europa e il progetto Carissimi Padri… Almanacchi della “Grande
Pace”. Accanto all’attività artistica, svolge un significativo lavoro di formazione,
collaborando con istituzioni teatrali e scuole del territorio, contribuendo alla
crescita culturale delle nuove generazioni.
A rendere ancora più significativo l’appuntamento è stata la presenza in sala
dell’autore del testo, Enrico Camanni, scrittore, alpinista e storico della montagna,
tra le voci più autorevoli del panorama culturale alpino. Nato a Torino nel 1957 e
formatosi alla Facoltà di Scienze Politiche con maestri come Norberto Bobbio,
Luigi Firpo e Gustavo Zagrebelsky, Camanni ha affiancato all’attività intellettuale
una intensa esperienza alpinistica: Accademico del CAI, ha aperto numerose vie
nuove sulle Alpi e diretto scuole nazionali di alpinismo.
Giornalista e saggista, è stato fondatore e direttore del mensile Alp, direttore
dell’edizione italiana de L’Alpe e collaboratore di quotidiani e riviste nazionali
come La Stampa e Il Sole 24 Ore. Autore di numerosi saggi e romanzi dedicati alla
storia dell’alpinismo e dell’ambiente alpino – tra cui Il fuoco e il gelo, Alpi ribelli e
Il desiderio di infinito – ha saputo coniugare rigore storico, narrazione e riflessione
civile. È inoltre ideatore di importanti progetti culturali e museali legati al mondo
alpino, tra cui il Museo delle Alpi al Forte di Bard, ed è presidente
dell’associazione Sweet Mountains per il turismo sostenibile sulle Alpi.
Al termine dello spettacolo, Camanni si è fermato a dialogare con il pubblico in un
confronto aperto e partecipato, offrendo spunti di riflessione sulle “vertigini”
dell’esistenza, sugli ostacoli che segnano il cammino umano e sul valore del limite
come occasione di crescita. Un momento di scambio autentico che ha trasformato
il teatro in uno spazio di pensiero condiviso.
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Oltre il limite: un palco sulle vette”,
organizzato dall’Associazione Progetto Alfa OdV e realizzato con il contributo di
Regione Lombardia nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura – Invito 2025-2026,
nel circuito della Cultural Olympiad. Il progetto si avvale inoltre del contributo di
Pro Valtellina, del partenariato del Comune di Tirano e del patrocinio, della
collaborazione e del sostegno del Comune di Sondrio.
Con VERTIGO, la Biennale di Sondrio 2026 conferma la propria capacità di
intrecciare arte, montagna e riflessione civile, offrendo al pubblico non solo uno
spettacolo, ma un’esperienza culturale capace di lasciare traccia.
Francesca
Biennale di Sondrio
Ufficio Stampa
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