GIUSTIZIA E CONFLITTO NEL CONTADO DI BORMIO

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GIUSTIZIA E CONFLITTO NEL CONTADO DI BORMIO

Mer, 22/07/2026 - 17:53
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Un nuovo volume indaga i processi giudiziari intentati nel '500 tra risse, ingiurie, cause matrimoniali e di paternità

Un pomeriggio davvero interessante alla scoperta del patrimonio inestimabile dell’ex Contado di Bormio conservato negli archivi storici comunali; un patrimonio che racconta la nostra storia, che allarga gli orizzonti del sapere, che indaga minuziosamente i secoli passati e che – come ha sottolineato Lorenza Fumagalli, presidente del Centro Studi Storici Alta Valtellina – appartiene a tutti e dovrebbe essere a tutti accessibile.

La conferenza, organizzata da Manuela Gasperi e Michele De Lorenzi dell’ufficio cultura del comune di Bormio, si è tenuto in Stua Granda e ha posto al centro dell’attenzione pubblica un recentissimo lavoro edito dalla Società Storica Valtellinese ad opera della neodottoressa Giulietta Gavazzi, seguita dal relatore e docente Massimo Della Misericordia che della Storica è anche vicepresidente.

Un  libro «fatto con rigore, piacevole da leggere, che parla di Bormio e ne mostra un affresco meraviglioso in epoca cinquecentesca»; l’introduzione di Augusta Corbellini, presidente della Società Storica Valtellinese, rende subito l’idea dell’opera appena pubblicata, che è stata possibile grazie al lavoro di ricerca e studio condotti nell’archivio storico di Bormio, mettendo a fuoco diversi procedimenti giudiziari prodotti dalla cancelleria del tribunale

«Quello che emerge e che mi ha soprattutto colpito – spiega l’autrice – è il tema del conflitto in tutte le sue svariate forme, ricostruito attraverso una casistica esemplare delle dinamiche e dei modi in cui agisce la violenza tra il 1550 e il 1577. In particolare, il focus si è soffermato su due tipologie di processi: quelli per rissa e quelli per ingiuria, che sono le fonti più frequenti e rappresentate e che – si badi bene – non erano di esclusiva pertinenza maschile bensì anche del mondo femminile, poiché sono diversi gli incartamenti sono riconducibili a processi a carico di donne. È assai interessante, attraverso la loro analisi, comprendere alcuni concetti cari alla mentalità dell’epoca; in particolare, l’onore come bene primario da difendere a tutti i costi e la rispettabilità da preservare, sia quella della persona (soprattutto se ricopre ruoli pubblici e sociali), sia quella della casata. Per quanto riguarda le donne, il concetto di onorabilità era legato alla sessualità e alla condotta che condizionano la reputazione femminile (e, di riflesso, quella di tutta la famiglia). Molti processi che hanno le donne come protagoniste, infatti, riguardano cause matrimoniali oppure indagini relative alla paternità dei figli, con il tribunale che indaga sulla loro vita e il loro comportamento. E sempre a proposito della conflittualità che si estrinseca dai procedimenti giudiziari, è stato molto interessante seguire la vicenda di un processo che oppose la Vicinanza di Valfurva al podestà di Bormio: i vicini di Valfurva, infatti, avevano avuto l’ardire di cacciare i pastori camuni dai pascoli del Gavia e utilizzare gli stessi terreni per far alpeggiare i propri armenti. Un’azione inaudita, poiché intrapresa addirittura contro l’autorità costituita il cui potere viene disconosciuto».

Nel complesso, dunque, un libro intrigante che descrive scorci di vita quotidiana dei nostri avi, impegnati a difendere i propri beni, i propri diritti e la propria sopravvivenza senza alcun timore reverenziale rispetto ai ricchi e ai nobili: «questa ricerca – conferma Massimo Della Misericordia – ci dimostra anche la grande familiarità che le persone avevano con i tribunali, a quali esse si rivolgevano comunemente per raccontare le loro storie personali e per cercare giustizia. È una prospettiva piuttosto nuova, che pone l’attenzione non solo e non tanto sui soggetti di potere (ricchi, nobili, ceto dirigente), ma anche all’azione dal basso, con le donne e i poveri che entrano nella storiografia».

- Anna -

Il volume si può trovare presso le librerie di Bormio, Tirano e Sondrio, oppure presso la Società Storica Valtellinese di Sondrio.

 

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