Biennale di Sondrio 2026: Emozione e profondità al Teatro Mignon di Tirano con “VERTIGO”

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Biennale di Sondrio 2026: Emozione e profondità al Teatro Mignon di Tirano con “VERTIGO”

Gio, 19/02/2026 - 15:47
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Tirano – Una serata intensa, densa di emozione e significato, ha segnato un nuovo 
e importante appuntamento della Biennale di Sondrio 2026. Venerdì 13 febbraio, il 
Teatro Mignon di Tirano ha ospitato lo spettacolo “VERTIGO – L’irresistibile 
richiamo del vuoto sotto e dentro di noi”, una lettura scenica che ha intrecciato 
parola, musica e riflessione, offrendo un’esperienza coinvolgente e profondamente 
suggestiva.
Un inizio carico di emozione ha segnato l’evento: il Coro Monti Verdi di Tirano ha 
reso omaggio a Sebastiano Erba, Alfio Muscetti ed Erik Pettavino (recentemente 
scomparsi a causa del distacco improvviso di una slavina) con il sublime canto 
Signore delle cime. Un istante di raccoglimento collettivo che ha trasformato il 
dolore in memoria condivisa, stringendo la comunità in un abbraccio nel segno del 
rispetto e del legame indissolubile con le nostre vette.
Perfettamente in sintonia con il tema della rassegna, VERTIGO ha indagato il 
concetto di limite come soglia da attraversare: il limite fisico delle montagne, 
quello interiore delle paure, quello culturale imposto da una società che tende a 
neutralizzare il rischio. Lo spettacolo prende le mosse da una celebre intuizione di 
Milan Kundera:
«La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. È la voce del vuoto sotto 
di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo
con paura».
Da questo rovesciamento di prospettiva è nato un racconto capace di esplorare il 
bisogno umano di vertigine come impulso creativo, tensione artistica e ricerca 
spirituale: smarrirsi per ritrovarsi, sporgersi per vedere meglio, abbandonare 
certezze per aprirsi a nuovi orizzonti.
La drammaturgia di Enrico Camanni, interpretata da Diana Manea e Alberto 
Camanni, si è intrecciata con le musiche eseguite dal vivo da Federico Scali alla 
chitarra, dando vita a un tessuto narrativo e sonoro di grande intensità.
Particolarmente apprezzata è stata l’interpretazione di Diana Manea, attrice di 
solida formazione e raffinata sensibilità scenica. Nata a Sondrio nel 1979, si è 
diplomata nel 2002 alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, formandosi con 
maestri quali Luca Ronconi, Enrico D’Amato, Franca Nuti, Gianfranco de Bosio e 
Giulia Lazzarini. Ha lavorato fin dagli esordi con registi di primo piano del teatro 
italiano ed europeo – tra cui Luca Ronconi, Massimo Castri, Peter Stein, Roberto 
Guicciardini, Pietro Carriglio e Serena Sinigaglia – prendendo parte a produzioni di rilievo nazionale come La vita è sogno, Infinities, Prometeo Incatenato e La 
resistibile ascesa di Arturo Ui con Umberto Orsini.
Dal 2009 collabora stabilmente con il regista Claudio Longhi in importanti 
produzioni di Emilia Romagna Teatro e Teatro di Roma, tra cui Sallinger, Voci 
sorde, Il ratto d’Europa e il progetto Carissimi Padri… Almanacchi della “Grande 
Pace”. Accanto all’attività artistica, svolge un significativo lavoro di formazione, 
collaborando con istituzioni teatrali e scuole del territorio, contribuendo alla 
crescita culturale delle nuove generazioni.
A rendere ancora più significativo l’appuntamento è stata la presenza in sala 
dell’autore del testo, Enrico Camanni, scrittore, alpinista e storico della montagna, 
tra le voci più autorevoli del panorama culturale alpino. Nato a Torino nel 1957 e 
formatosi alla Facoltà di Scienze Politiche con maestri come Norberto Bobbio, 
Luigi Firpo e Gustavo Zagrebelsky, Camanni ha affiancato all’attività intellettuale 
una intensa esperienza alpinistica: Accademico del CAI, ha aperto numerose vie 
nuove sulle Alpi e diretto scuole nazionali di alpinismo.
Giornalista e saggista, è stato fondatore e direttore del mensile Alp, direttore 
dell’edizione italiana de L’Alpe e collaboratore di quotidiani e riviste nazionali 
come La Stampa e Il Sole 24 Ore. Autore di numerosi saggi e romanzi dedicati alla 
storia dell’alpinismo e dell’ambiente alpino – tra cui Il fuoco e il gelo, Alpi ribelli e 
Il desiderio di infinito – ha saputo coniugare rigore storico, narrazione e riflessione 
civile. È inoltre ideatore di importanti progetti culturali e museali legati al mondo 
alpino, tra cui il Museo delle Alpi al Forte di Bard, ed è presidente 
dell’associazione Sweet Mountains per il turismo sostenibile sulle Alpi.
Al termine dello spettacolo, Camanni si è fermato a dialogare con il pubblico in un 
confronto aperto e partecipato, offrendo spunti di riflessione sulle “vertigini” 
dell’esistenza, sugli ostacoli che segnano il cammino umano e sul valore del limite 
come occasione di crescita. Un momento di scambio autentico che ha trasformato 
il teatro in uno spazio di pensiero condiviso.
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Oltre il limite: un palco sulle vette”, 
organizzato dall’Associazione Progetto Alfa OdV e realizzato con il contributo di 
Regione Lombardia nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura – Invito 2025-2026, 
nel circuito della Cultural Olympiad. Il progetto si avvale inoltre del contributo di 
Pro Valtellina, del partenariato del Comune di Tirano e del patrocinio, della 
collaborazione e del sostegno del Comune di Sondrio.
Con VERTIGO, la Biennale di Sondrio 2026 conferma la propria capacità di 
intrecciare arte, montagna e riflessione civile, offrendo al pubblico non solo uno 
spettacolo, ma un’esperienza culturale capace di lasciare traccia.

Francesca
Biennale di Sondrio
Ufficio Stampa

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