"VETTE. Storie di sport e montagne"
[Milano, 23 gennaio 2026] Martedì 27 gennaio 2026 inaugura al Museo nazionale Palazzo Besta di Teglio (Sondrio) la mostra “VETTE. Storie di sport e montagne”, un progetto espositivo a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi che indaga il rapporto profondo e complesso tra sport, territorio alpino e società.
La mostra si inserisce nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, proponendo uno sguardo storico, sociale e culturale sulla montagna come spazio di sfida, trasformazione e costruzione dell’immaginario collettivo.
Promossa con il sostegno di Regione Lombardia, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo nazionale Collezione Salce, con il contributo della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH), di collezionisti privati, associazioni ed enti locali. Un’ampia rete di partner nazionali e territoriali rende possibile un progetto ambizioso, capace di intrecciare patrimoni materiali e immateriali, memorie locali e narrazioni globali.
«Per ispirazione, forma e durata», spiega Rosario Maria Anzalone, direttore dei musei statali lombardi, «questa mostra guarda oltre la ribalta olimpica e paralimpica che proietterà i luoghi di Milano Cortina 2026 al centro dell’attenzione internazionale. È un progetto culturale meditato, coerente con l’identità del magnifico luogo che lo accoglie e radicato nel territorio che vi fa da cornice. Storie, episodi, tradizioni e persino contraddizioni finiscono per comporre un mosaico di memoria collettiva in cui storia globale e locale dialogano attraverso continui rimandi. Una riflessione sulle relazioni tra spazio naturale e antropizzato, resa oltremodo avvincente dalle epopee sportive nel segno degli antichi valori dell’olimpismo, cornice etica e sociale di immutata attualità».
«Le montagne rappresentano, da sempre, un luogo di limite e di desiderio. Uno spazio fisico e simbolico in cui l’uomo misura il proprio corpo, il proprio ingegno e la propria capacità di adattamento», sottolinea la Direttrice di Palazzo Besta Silvia Biagi. «VETTE. Storie di sport e montagne racconta questi luoghi attraverso un viaggio che va dalle esperienze pionieristiche all’affermazione del turismo sportivo, mostrando come le pratiche sportive abbiano trasformato il paesaggio alpino, gli stili di vita e l’immaginario collettivo delle comunità di montagna».
VETTE intreccia molteplici storie: quelle di grandi atlete e atleti olimpici e paralimpici, fatte di talento, coraggio e sfide; ma anche quelle delle comunità alpine, protagoniste di una trasformazione profonda nella seconda metà del Novecento quando la diffusione degli sport invernali e del turismo ha inciso radicalmente sul paesaggio umano e naturale delle Alpi. Un cambiamento che racconta il passaggio dall’economia di sussistenza al benessere, da una vita scandita dalla fatica e dal lavoro all’emergere del tempo libero e del divertimento.
«Questa mostra racconta la montagna come luogo vivo, attraversato dalla storia, dal lavoro e dallo sport e restituisce il ruolo che le comunità hanno avuto nella costruzione dell’identità di questi territori», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. «Un progetto che valorizza un patrimonio che non è solo naturale, ma culturale e umano, dando spazio anche allo sguardo e alle storie delle donne, protagoniste spesso poco visibili ma centrali nella vita delle terre di montagna e nella storia dello sport, e che trova nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 un’occasione straordinaria per essere raccontato al pubblico internazionale. Palazzo Besta diventa così uno spazio di riflessione sul rapporto tra sport, paesaggio e trasformazioni sociali in un contesto capace di coniugare tradizione, innovazione e radicamento locale».
Palazzo Besta si propone così come osservatorio privilegiato per riflettere sullo sport non solo come competizione, ma come fenomeno storico, sociale e culturale, capace di incidere sui territori, sulle comunità e sui modi di abitare la montagna. In questa prospettiva, la montagna emerge come protagonista di una narrazione stratificata che intreccia identità locali, progresso tecnologico, turismo e nuove sensibilità ambientali.
Il percorso espositivo si sviluppa negli spazi interni ed esterni del Palazzo rinascimentale e si articola intorno a tre nuclei tematici, liberamente intrecciati tra loro.
Al piano terra, nella corte e nelle cantine di Palazzo Besta, manifesti storici, immagini, video e cimeli olimpici e paralimpici ripercorrono la storia dei Giochi Invernali, dalla prima edizione di Chamonix del 1924 fino all’imminente appuntamento di Milano Cortina 2026.
Il percorso è reso possibile grazie ai materiali del Museo nazionale Collezione Salce, della Olympic Foundation for Culture and Heritage (OFCH) e ai prestiti del Museo nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e del Museo dello Sci e della Montagna dell’Aprica, e a collezionisti che generosamente hanno messo a disposizione immagini, documenti, attrezzature sportive e cimeli originali.
«Il Museo Nazionale della Montagna di Torino, da oltre 150 anni punto di riferimento per le culture delle montagne italiane e internazionali, partecipa a VETTE con collezioni che documentano la storia sia degli sport sia dei Giochi Olimpici invernali, compresi i precedenti svoltisi in Italia, proprio a Torino nel 2006. Il Museo mantiene alta l’attenzione sulle sfide contemporanee, stimolando la riflessione sul futuro delle montagne e il dialogo tra tradizione e innovazione, per favorire la consapevolezza che la montagna è luogo di incontro tra culture e di equilibri ecosistemici la cui tutela – di fronte alle sfide poste dalle trasformazioni sociali, dal turismo e dalle pratiche sportive – è cruciale per tutta la comunità», sono le parole di Daniela Berta, Direttrice del Museo Nazionale della Montagna di Torino.
Il primo piano di Palazzo Besta accoglie una ricca selezione di manifesti pubblicitari dedicati agli sport invernali e alle località sciistiche, dai primi del Novecento agli Anni 60, testimoniando la nascita dell’immaginario alpino moderno e la progressiva affermazione della montagna come meta turistica e sportiva.
Sottolinea Elisabetta Pasqualin, Direttrice del Museo nazionale Collezione Salce: «Questa sezione della mostra valorizza il manifesto pubblicitario come strumento fondamentale nella costruzione del concetto moderno di montagna. La selezione di affiche provenienti dal Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso testimonia il ruolo centrale della comunicazione visiva nella diffusione di un nuovo immaginario alpino, legato allo sport e al turismo. La presenza dei manifesti della Collezione Salce si inserisce in un dialogo istituzionale tra le Direzioni regionali Musei nazionali Veneto e Lombardia del Ministero della Cultura. Con la mostra "Un magico inverno", attualmente in corso presso la sede trevigiana, si rafforza una progettualità condivisa che, anche in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, intende promuovere una lettura coordinata del patrimonio culturale legato alla montagna».
VETTE. Storie di sport e montagne dialoga con l’esposizione “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”, aperta a novembre al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Le due sedi formano un unico racconto in due capitoli, che unisce Lombardia e Veneto, ripercorrendo la nascita dell’immaginario invernale e l’affermarsi del turismo sportivo.
Nel Salone d’Onore di Palazzo Besta è raccontata l’evoluzione dello sci e dell’attrezzatura da montagna, dai primi sci norvegesi di fine Ottocento fino ai modelli sciancrati contemporanei. In questa sezione emerge uno sguardo al femminile, filo conduttore dell’intera mostra, in dialogo con la storia stessa del Palazzo, segnata dal ruolo centrale delle donne della famiglia Besta. Le storie personali delle pioniere degli sport invernali e delle atlete olimpiche e paralimpiche sono poste in dialogo con la vita quotidiana delle donne delle valli alpine del Novecento, raccontata attraverso fotografie d’epoca e oggetti del lavoro e della vita domestica. Ne risulta un percorso di cambiamento che va dal ruolo tradizionale alla progressiva affermazione di nuove forme di autonomia, visibilità e riconoscimento.
In questo ambito emerge anche una vocazione che il museo intende sviluppare nel tempo: farsi luogo di raccolta e restituzione delle memorie, materiali e immateriali, del territorio alpino. Una prospettiva che dialoga con il progetto “Siamo Alpi”, promosso dalla Provincia di Sondrio, archivio culturale diffuso della Valtellina e della Valchiavenna, che è qui rappresentato da una vasta raccolta di immagini. Alle voci di uomini e donne di Teglio è affidato il compito di ricordare – in un breve video - il tempo passato, in una narrazione sospesa tra rimpianto e sollievo.
«Questa mostra interpreta un tema centrale per i territori alpini: la montagna come luogo di trasformazione, di incontro tra comunità, cultura e sport. È un racconto che appartiene alle nostre valli e allo stesso tempo dialoga con il mondo, dentro lo scenario delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Come Provincia di Sondrio siamo impegnati a sostenere iniziative che valorizzano la nostra identità e che contribuiscono a costruire una visione condivisa del futuro, in cui la montagna non è periferia ma laboratorio di innovazione sociale, culturale e ambientale. VETTE non chiude lo sguardo sul passato: lo utilizza come chiave per leggere le sfide di oggi e di domani». Davide Menegola, Presidente della Provincia di Sondrio
Un ulteriore livello di lettura affronta il rapporto tra sport e montagna come motore di trasformazioni profonde, invitando il pubblico a riflettere sulle sfide future tra sviluppo, ambiente e sostenibilità. Dalla storia di Teglio e del comprensorio di Prato Valentino, fino all’installazione artistica site-specific nel giardino a cura di Michele Tavola, le opere esposte fanno dell’arte contemporanea uno strumento di riflessione sul paesaggio alpino e sul suo futuro. Le opere di Luca Conca e Vincenzo Martegani, in dialogo tra pittura e fotografia, restituiscono l’immagine di una montagna sospesa tra memoria e visione, tra radicamento e apertura.
VETTE. Storie di sport e montagne non vuole dunque proporre una narrazione nostalgica né celebrativa, ma invita a considerare la montagna come un organismo complesso, segnato dall’azione umana e al tempo stesso portatore di limiti e fragilità. Una mostra che connette passato e futuro, locale e globale, cultura e sport, offrendo al pubblico un’occasione di conoscenza e confronto su temi oggi più che mai necessari.
Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
Ufficio Stampa DRMN-LOM
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