Festa della Cultura Alpina, Severino Bongiolatti protagonista con il racconto dei “baitei” di Sernio
Una serata dedicata alla cultura alpina come patrimonio vivo, capace non solo di custodire la memoria del passato ma anche di offrire nuove prospettive per il futuro delle montagne valtellinesi. È questo il tema al centro dell’incontro ospitato al Local Hub di Palazzo Foppoli, a Tirano, nell’ambito della Festa della Cultura Alpina.
Protagonisti della serata sono stati Severino Bongiolatti e il video-racconto “I baitei di Sernio”, interpretato da Cristina Turella.
L’iniziativa ha richiamato l’attenzione sul valore dell’identità alpina attraverso testimonianze, immagini e riflessioni dedicate alla vita di montagna, al recupero delle tradizioni e alla salvaguardia del paesaggio rurale.
Nel suo intervento, Bongiolatti ha raccontato il profondo legame tra uomo e montagna, ricordando una civiltà alpina fatta di lavoro, sacrificio e capacità di adattamento. Il sindaco di Sernio ha sottolineato come il patrimonio culturale delle terre alte non debba essere considerato soltanto una memoria del passato, ma possa rappresentare una risorsa concreta per contrastare lo spopolamento e creare nuove opportunità di sviluppo sostenibile per le giovani generazioni.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato al recupero dei “baitei”, progetto nato tra difficoltà burocratiche e grande determinazione personale. Bongiolatti ha evidenziato come quell’area sia oggi diventata una meta molto frequentata, destinata a trasformarsi sempre più in un ecosistema culturale e ambientale capace di valorizzare il territorio.
A rendere ancora più coinvolgente la serata è stata la proiezione del video “I baitei di Sernio”, con testi dello stesso Bongiolatti e interpretazione di Cristina Turella. Attraverso immagini suggestive e una narrazione intensa, il pubblico è stato accompagnato alla scoperta di queste antiche costruzioni in pietra, simboli della vita d’alta quota e dell’architettura rurale alpina.
Molto toccante il messaggio conclusivo del racconto:
> “Ogni pietra qui è un gesto, ogni muro è una scelta. Ogni volta che una pietra cade non cade solo un muro, cade un pezzo di storia”.
Cosa sono i “baitei”
I “baitei”, chiamati anche “baitél” nel dialetto locale, rappresentano una delle testimonianze più caratteristiche dell’architettura rurale alpina valtellinese.
Si tratta di piccole costruzioni in pietra grezza, realizzate con muri a secco e perfettamente integrate nei pendii dei maggenghi e degli alpeggi. Venivano utilizzate come ricovero temporaneo dai pastori durante i temporali, deposito per gli attrezzi oppure luogo fresco per la conservazione del latte e la maturazione dei formaggi.
Esistevano diverse tipologie di baitei: quelli del Pergul erano destinati al ricovero di persone e attrezzi, mentre i cosiddetti “baitei del fresco”, più piccoli e costruiti spesso sopra sorgive d’acqua, servivano esclusivamente alla conservazione dei prodotti caseari sfruttando naturalmente le basse temperature.
Oggi queste strutture sono considerate esempi di ingegneria spontanea alpina e simboli di un’economia sostenibile basata sull’utilizzo delle risorse offerte dal territorio.
L’iniziativa, promossa dalla collaborazione tra la Comunità Montana di Tirano e la Comunità Montana della Valle Camonica, ha confermato ancora una volta il ruolo della cultura come strumento fondamentale per valorizzare il patrimonio delle comunità alpine e mantenere vivo il legame tra territorio, memoria e futuro.
- Lorenzo Cisani -
Foto Lorenzo Cisani
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