CARENZA DI MANODOPERA, LA CGIL GUARDA AI PROSSIMI 15 ANNI: «SERVE UNA VALTELLINA DOVE SI POSSA LAVORARE, VIVERE E COSTRUIRE IL FUTURO»
Sondrio 16 settembre 2026
La carenza di manodopera non è più un problema congiunturale e non riguarda soltanto alcuni settori. È una delle principali sfide che la provincia di Sondrio dovrà affrontare nei prossimi anni e che, secondo la CGIL, deve essere affrontata con una strategia di lungo periodo, guardando ai prossimi 15 anni.
Industria, agricoltura, edilizia, turismo, commercio, pubblico impiego, servizi e assistenza stanno già incontrando difficoltà nel reperire lavoratrici e lavoratori. Una situazione destinata a diventare ancora più complessa per effetto dell'invecchiamento della popolazione, dei pensionamenti e del conseguente ricambio generazionale.
Per questo la CGIL di Sondrio ha elaborato la proposta “Una Valtellina che accoglie, lavora e cresce”, con l'obiettivo di aprire un confronto con istituzioni, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, sistema della formazione e soggetti del territorio.
«Non basta chiedere alle imprese di assumere – sottolinea la CGIL di Sondrio –. Se vogliamo attrarre e trattenere lavoratori dobbiamo creare le condizioni perché le persone possano non soltanto lavorare, ma anche vivere in Valtellina, costruire una famiglia e immaginare qui il proprio futuro».
AGRICOLTURA ED EDILIZIA: IL LAVORO STRANIERO È GIÀ PARTE DELLA REALTÀ PRODUTTIVA
Un'evoluzione particolarmente evidente riguarda il ruolo dei lavoratori stranieri.
In provincia di Sondrio vengono assunti ogni anno circa 2.500 operai agricoli a tempo determinato. La presenza di lavoratori stranieri è passata dal 37% del 2022 al 48% del 2025 e, sulla base del trend registrato negli ultimi quattro anni, nel 2026 potrebbe avvicinarsi al 60%.
Si tratta, per il 2026, di una stima basata sull'andamento degli anni precedenti, ma il dato evidenzia comunque una trasformazione ormai evidente: il lavoro straniero rappresenta una componente sempre più importante della forza lavoro necessaria all'agricoltura provinciale.
Una dinamica analoga interessa l'edilizia. Nel 2025 il settore ha coinvolto in provincia quasi 3.000 lavoratori, circa 1.000 dei quali stranieri.
«Non possiamo più considerare la presenza dei lavoratori stranieri come un fenomeno marginale o temporaneo – afferma la CGIL –. In settori strategici per l'economia provinciale sono già una parte essenziale della forza lavoro. Questo rende ancora più urgente affrontare il tema dell'accoglienza, della casa, dei servizi, della formazione e della stabilizzazione».
LA CASA È UNA POLITICA DEL LAVORO
Uno dei nodi principali è quello abitativo.
Il costo e la disponibilità delle abitazioni rappresentano infatti un ostacolo concreto per chi arriva in provincia per lavorare, ma anche per i giovani che vorrebbero rimanere o tornare in Valtellina.
Per la CGIL la casa deve quindi diventare a tutti gli effetti una politica del lavoro e una politica sociale, entrando anche nella programmazione dei Piani di Zona.
Occorre utilizzare le risorse disponibili per recuperare patrimonio abitativo inutilizzato, pubblico e privato, e cogliere le opportunità finalizzate a garantire condizioni abitative dignitose ai lavoratori, compresi quelli stagionali. È necessario, senza ulteriori ritardi, verificare e utilizzare tutte le opportunità finanziarie disponibili, comprese quelle previste nell'ambito del PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 2.2a, dedicato al superamento degli insediamenti abusivi e alla realizzazione di soluzioni abitative dignitose per i lavoratori agricoli.
Una domanda però va posta: a livello provinciale sono stati presentati progetti nell'ambito di questa misura? Se così non fosse, sarebbe necessario interrogarsi sulle ragioni e, soprattutto, evitare che anche le nuove opportunità come quelle previste dal Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144 vadano perdute.
«Una provincia che ha bisogno di lavoratori non può contemporaneamente non essere in grado di offrire loro un posto dove vivere. La casa non è un tema separato dal lavoro: è una delle condizioni che rendono possibile il lavoro».
SALARI, SICUREZZA E QUALITÀ DEL LAVORO
Attrarre lavoratori non può significare competere al ribasso.
La CGIL richiama anche il tema dei salari: secondo i dati elaborati dall'Ufficio Studi CGIA sulla base dei dati INPS, la provincia di Sondrio presenta livelli retributivi inferiori rispetto alle altre province lombarde.
In presenza di un costo della vita e di un mercato abitativo che rendono difficile l'accesso alla casa, il livello delle retribuzioni diventa un elemento decisivo per la capacità del territorio di attrarre e trattenere lavoratori.
Per questo la risposta alla carenza di manodopera deve passare anche dal rispetto dei contratti collettivi, da salari dignitosi, dalla sicurezza sul lavoro, dalla formazione e dal contrasto al lavoro irregolare, allo sfruttamento e al caporalato.
GIOVANI, FAMIGLIE E DEMOGRAFIA
Il problema della manodopera si intreccia inevitabilmente con quello demografico.
In provincia di Sondrio le nascite sono passate da circa 1.850 nel 1985 a 1.045 nel 2025, con una diminuzione superiore al 40% in quarant'anni.
«Senza giovani non c'è futuro».
Per questo occorre creare le condizioni perché i giovani possano rimanere o tornare in Valtellina: lavoro qualificato, salari adeguati, abitazioni accessibili, servizi e una migliore conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Più asili nido e servizi per l’infanzia, servizi sociali e assistenziali, maggiore forza alla contrattazione aziendale sono le basi da cui partire per costruire una vera politica territoriale per l’occupazione, con particolare riguardo al superamento del gap di genere.
Allo stesso tempo, chi arriva da altri territori o dall'estero deve poter trovare le condizioni per stabilizzarsi, portare la propria famiglia, crescere i propri figli e diventare parte della comunità.
UNA STRATEGIA PER I PROSSIMI 15 ANNI
La CGIL propone quindi di aprire un confronto territoriale che coinvolga Provincia, Comuni, Uffici di Piano, Prefettura, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, sistema della formazione e gli altri soggetti interessati.
Non un nuovo organismo burocratico, ma un confronto politico e istituzionale capace di mettere insieme competenze e responsabilità, individuare priorità e verificare nel tempo i risultati.
«La carenza di manodopera non si risolverà con una sola misura e nessun soggetto può affrontarla da solo. Serve una strategia condivisa, con un orizzonte di almeno 15 anni, che tenga insieme lavoro, casa, formazione, mobilità, servizi e demografia».
Per la CGIL di Sondrio la sfida è chiara: non limitarsi a cercare persone che vengano a lavorare in provincia di Sondrio, ma costruire le condizioni perché scelgano di viverci e di restarci.
«Dobbiamo costruire una Valtellina nella quale le persone vogliano lavorare, vivere e far crescere i propri figli. È questa la sfida che abbiamo davanti».
Dipartimento politiche attive Mercato del Lavoro
CGIL Sondrio
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