PPI Morbegno, CGIL, CISL e UIL: “Dall’incontro con ASST nessuna risposta convincente
L’incontro del 2 novembre con ASST Valtellina e Alto Lario non ha fornito risposte convincenti sulla
chiusura notturna del Punto di Primo Intervento di Morbegno, prevista dal prossimo dicembre, dalle
20 alle 8.
CGIL, CISL e UIL confederali, unitamente alle categorie dei pensionati e del pubblico impiego,
confermano quindi la propria netta contrarietà alla sperimentazione. In un territorio montano, dove
distanze e collegamenti rendono essenziali i servizi di prossimità, ridurre l’operatività del PPI significa
indebolire il diritto alla salute e penalizzare cittadini, lavoratori e famiglie.
L’incontro non ha chiarito né l’effettiva necessità della chiusura né le conseguenze sull’assistenza.
Restano inoltre irrisolte le criticità organizzative e il possibile sovraccarico del DEA di Sondrio.
La carenza di personale non può essere utilizzata per giustificare una riduzione dei servizi.
Programmazione degli organici, reclutamento e organizzazione del lavoro sono responsabilità di
ASST e Regione Lombardia. I cittadini non possono pagare il prezzo di una gestione insufficiente
delle risorse umane. La chiusura notturna non risolve la carenza di personale: riduce l’offerta
sanitaria. Anche l’automedica, pur importante, non sostituisce un presidio fisso. Sono servizi diversi,
con funzioni e modalità di intervento differenti.
Il rischio concreto è che una parte degli utenti venga indirizzata verso il DEA dell’ospedale di
Sondrio, già sottoposto a forte pressione. In questo modo, il problema non viene risolto, ma
semplicemente trasferito da una struttura all’altra.
Non sono sufficienti nemmeno i dati relativi ai 42 ricoveri su 2.324 accessi notturni. Un presidio
sanitario non può essere valutato soltanto sulla base dei ricoveri, ma per la capacità di garantire
risposte tempestive e accessibili.
Inoltre, quando il PPI non dispone della prestazione richiesta, il cittadino può essere indirizzato
altrove senza che l’accesso venga necessariamente registrato. I numeri forniti potrebbero quindi
sottostimare la reale domanda di assistenza.
ASST deve rendere pubblici i criteri di rilevazione, chiarire quali accessi vengono registrati e quali
esclusi e fornire dati completi e verificabili. Una decisione che incide sul diritto alla salute non può
basarsi su informazioni parziali o non rappresentative, certamente tardive.
Per queste ragioni, CGIL, CISL e UIL chiedono con forza:
• a Regione Lombardia e ad ASST Valtellina e Alto Lario di non avviare la sperimentazione;
• di mantenere il PPI di Morbegno operativo anche nelle ore notturne;
• di mantenere costante il confronto con le organizzazioni sindacali e le rappresentanze del
territorio, non solo a decisioni prese;
• di presentare un piano straordinario per il reclutamento e il rafforzamento degli organici;
• di rendere pubblici dati, costi, fabbisogni di personale e valutazioni sull’impatto della
chiusura;
• di garantire che nessuna riduzione dei servizi venga adottata in sostituzione di investimenti e
assunzioni;
• di conoscere le ricadute sul personale attualmente impiegato nel Ppi.
La carenza di personale è un problema da risolvere, non un alibi per chiudere. Regione Lombardia
e ASST si assumano le proprie responsabilità: il PPI di Morbegno deve restare aperto.
Michela Turcatti
Segretaria generale Cgil Sondrio
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