Frontalieri, cambiano i bisogni: oltre il salario, tempo e benessere

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Frontalieri, cambiano i bisogni: oltre il salario, tempo e benessere

Mar, 20/10/2026 - 19:38
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La ricerca CISL-OCST su 1.542 lavoratori: quasi uno su due dichiara una perdita di potere d’acquisto. Pesano disparità di genere, costi del pendolarismo e difficoltà di conciliazione. Il 24 ottobre a Varese la presentazione del volume

Il 73% è soddisfatto del proprio salario, ma il 48,4% dichiara che il potere d’acquisto è 
diminuito. Oltre metà ritiene di subire una discriminazione retributiva rispetto ai 
lavoratori residenti in Svizzera e il 42,7% segnala altre forme di discriminazione legate 
alla propria condizione di frontaliere. Intanto, quasi sei su dieci sono insoddisfatti del 
welfare aziendale e il 44,2% fatica a trovare un equilibrio soddisfacente tra vita e lavoro. 
È la fotografia restituita dalla ricerca promossa da OCST, CISL dei Laghi, CISL Sondrio e 
CISL Piemonte Orientale, con il contributo scientifico di BiblioLavoro, il centro studi della 
CISL Lombardia. Un’indagine che, attraverso 1.542 questionari completi raccolti nel 
maggio 2026, porta al centro del dibattito le condizioni concrete delle persone che vivono in 
Italia e lavorano in Svizzera. 
I risultati saranno presentati il 24 ottobre 2026 al Centro Congressi Ville Ponti di Varese e 
sono raccolti nel volume “Lavorare oltre confine. Condizioni, bisogni e prospettive dei 
lavoratori frontalieri”, che affianca all’analisi una sezione dedicata alle proposte sindacali. 
Alla tavola rotonda dedicata al rapporto tra istituzioni e lavoro transfrontaliero 
interverranno, tra gli altri, l’assessore regionale agli Enti locali, Montagna e Risorse 
energetiche Massimo Sertori e il sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta. 
Retribuzioni: le differenze di genere e il potere d’acquisto che arretra
La distribuzione delle retribuzioni evidenzia una netta differenza di genere: le donne sono 
maggiormente presenti nelle fasce salariali più basse, mentre gli uomini si concentrano 
maggiormente in quelle più elevate. Il 25,4% delle lavoratrici dichiara meno di 3.000 
franchi lordi mensili, contro l’8,2% degli uomini; all’opposto, percepisce almeno 5.000 
franchi il 41,1% degli uomini, rispetto al 22,2% delle donne. Differenze da leggere anche alla 
luce della diversa diffusione del tempo pieno, che riguarda l’85,3% degli uomini e il 51,1% 
delle donne. 
Il salario resta un punto di forza dell’occupazione oltre confine: il 73% degli intervistati si 
dichiara abbastanza o molto soddisfatto. Tuttavia, gli aumenti non sembrano mettere al 
riparo dalla pressione sui bilanci familiari: a fronte di un 44,7% che segnala una crescita 
della retribuzione negli ultimi anni, il 48,4% dichiara una diminuzione del potere 
d’acquisto. 
Discriminazioni: una percezione che attraversa il lavoro oltre confine Il 55,6% ritiene di percepire un salario inferiore a quello di un residente in Svizzera 
impiegato in mansioni analoghe. La quota sale al 63,4% tra chi dichiara di non essere 
coperto da un Contratto collettivo di lavoro. La questione non si limita alla busta paga: 
il 42,7% segnala altre forme di discriminazione connesse alla condizione di frontaliere. 
Sono percezioni ed esperienze dichiarate dai partecipanti che evidenziano una domanda 
diffusa di equità e riconoscimento professionale. 
Welfare aziendale: mancano anche gli strumenti per i bisogni quotidiani
Il 58,9% è poco o per niente soddisfatto del welfare aziendale. Le risposte mostrano 
soprattutto una scarsa diffusione degli strumenti: l’89,1% dichiara l’assenza di buoni spesa 
o acquisto, il 79,8% di benefit assicurativi, il 71,8% di premi di produzione, il 66,3% di 
contributi per il trasporto e il 64,1% di mensa o buoni pasto. Un quadro che richiama il 
tema dei costi sostenuti dai lavoratori per svolgere quotidianamente la propria attività. 
Pendolarismo: un costo in tempo e reddito
Il 31,7% trascorre oltre 90 minuti al giorno negli spostamenti di andata e ritorno tra casa 
e lavoro. Il mezzo prevalente è l’auto privata, utilizzata dal 73,2%. 
Il peso economico è rilevante: il 47,7% destina agli spostamenti tra il 5 e il 10% del salario 
mensile, mentre per un ulteriore 21,6% l’incidenza raggiunge il 10-20%. Per molti 
frontalieri, dunque, il viaggio quotidiano assorbe una parte significativa sia del tempo 
personale sia della retribuzione. 
Telelavoro: molto apprezzato, ancora poco accessibile
Soltanto il 37,4% dichiara che la propria azienda consente il lavoro da remoto ai 
frontalieri. E dove viene consentito, nel 92,5% dei casi la quota autorizzata si colloca tra il 
10 e il 25% dell’attività lavorativa. 
Tra gli utilizzatori il giudizio è nettamente favorevole: il 62,7% valuta l’impatto molto 
positivamente e il 32,5% positivamente, per un totale del 95,2%. Il 94,3% vorrebbe poter 
lavorare da casa più frequentemente, soprattutto per conciliare meglio vita e lavoro, 
ridurre tempi e costi degli spostamenti e migliorare la qualità della vita. 
Il 44,2% degli intervistati è insoddisfatto della conciliazione: la quota raggiunge il 48,2% 
tra chi non utilizza il telelavoro, contro il 30,5% tra chi lo sperimenta. 
Previdenza e sanità: informazione insufficiente e forte preoccupazione
Il 69,1% dichiara di conoscere poco o per niente il funzionamento della propria cassa 
pensione, uno strumento centrale per la sicurezza economica futura.

Proprio per rispondere a questo bisogno di informazione e di tutela, dal 1° ottobre CISL 
Sondrio ha avviato, in collaborazione con il Patronato INAS Svizzera, uno sportello 
dedicato ai lavoratori frontalieri, con consulenza personalizzata presso le sedi di 
Chiavenna, Tirano e Vicosoprano. 
Sulla cosiddetta “tassa sulla salute”, il giudizio è particolarmente netto: tra chi ritiene di 
avere elementi sufficienti per esprimersi, il 94,4% la considera abbastanza o molto 
penalizzante. 
Formazione: oltre metà non partecipa, i meno istruiti restano più ai margini
Oltre un lavoratore su due non ha partecipato ad attività formative negli ultimi due anni. 
Tra i non laureati la mancata partecipazione arriva a circa il 60%, segnalando il rischio che 
chi dispone di minori qualifiche formali incontri anche maggiori difficoltà 
nell’aggiornamento professionale. 
Il 38,4% giudica insufficienti le opportunità di formazione e aggiornamento. Tra chi ha 
ricevuto formazione aziendale, il 26% la considera poco o per niente utile e coerente con i 
propri fabbisogni. 
Trasferirsi in Svizzera non è la risposta per tre intervistati su quattro
Il 76,9% si dichiara poco o per niente disponibile a trasferirsi in Svizzera. Tra i principali 
ostacoli figurano il costo della vita, indicato dal 71,3%, e quello della cassa malati, dal 54%. 
Seguono la lontananza dalla famiglia e dagli affetti e il timore di perdere potere d’acquisto. 
La qualità del lavoro va oltre lo stipendio
Un approfondimento statistico conferma che il salario è solo una delle dimensioni 
associate alla soddisfazione lavorativa. Contano anche formazione, welfare aziendale e 
riconoscimento professionale, mentre spostamenti più lunghi e mancanza di copertura 
contrattuale si accompagnano a una minore soddisfazione. Una buona retribuzione resta 
importante, ma non esaurisce i bisogni di chi lavora oltre confine. 
Dai dati alle priorità sindacali
È da questa lettura che prende forma la seconda parte del volume, dedicata alle proposte 
sindacali: rafforzare la contrattazione e contrastare le disparità, ampliare il welfare, 
migliorare mobilità e conciliazione, rendere più accessibili formazione e tutele. Un’agenda 
che valorizza la collaborazione con i sindacati svizzeri per rappresentare i lavoratori su 
entrambi i versanti del confine. 
«Questi numeri confermano ciò che ascoltiamo ogni giorno dai frontalieri della nostra 
provincia – dichiara Davide Fumagalli, Segretario generale della CISL Sondrio –. Chi 
lavora oltre confine non chiede soltanto un buon salario, ma tempo, tutele e riconoscimento professionale. In Valtellina e in Valchiavenna, dove il lavoro frontaliero è una componente 
strutturale dell’economia e della vita di tante famiglie, mobilità e conciliazione pesano 
ancora di più.» 
«Una ricerca come questa – prosegue Fumagalli – può diventare anche una base di 
conoscenza condivisa per il nostro territorio. In questa prospettiva guardiamo con fiducia 
alla collaborazione con la Provincia: l’istituzione di un Osservatorio provinciale sui 
frontalieri potrebbe offrire un luogo stabile di confronto tra istituzioni, parti sociali e mondo 
economico, capace di trasformare DATI  come questi in scelte concrete per chi vive in 
provincia di Sondrio e lavora in Svizzera.» 

- La Segreteria UST Cisl Sondrio -

 

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