Prima lupa catturata dai ricercatori nel Parco Nazionale dello Stelvio

Bormio, 03 aprile 2025
È una femmina di due anni la prima lupa catturata nella notte fra il 31 marzo e 1 aprile nel territorio lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio. La cattura è avvenuta nell’area dell’alta Valcamonica, ad opera del gruppo di monitoraggio e ricerca del Parco, con la collaborazione del Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Milano, dell'Università di Siena, Regione Lombardia e con il supporto del Corpo dei Carabinieri Forestali.
Con buona probabilità si tratta di un helper - un giovane che rimane con il branco di origine in veste di aiutante - del così detto ‘Branco del Tonale’ il cui territorio è a cavallo fra la Valcamonica e il Tonale trentino. Il lupo è stato dotato di radiocollare e rimesso in libertà subito dopo le analisi biometriche effettuate dai veterinari del team di ricerca.
Da oggi il lupo invierà ai ricercatori preziose informazioni che permetteranno di migliorare le conoscenze relative al comportamento di questa specie così elusiva. «Si tratta di informazioni molto preziose» spiega Franco Claretti, direttore del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio «che aiuteranno a migliorare i sistemi di gestione e conservazione nel territorio del Parco, e a sviluppare strategie e strumenti di coesistenza fra uomo e lupo, sempre più adeguati ed efficaci».
Da due anni il Parco è impegnato nel progetto di catture di lupo, e dal 2019 ha avviato il progetto di studio Cascate Trofiche, che mira a individuare e descrivere gli effetti generati dal ritorno spontaneo del lupo sui diversi livelli dell’ecosistema, a partire dalle sue prede. Per quantificare questi effetti, i ricercatori del Parco hanno finora impegnato tecniche quali le fototrappole e la raccolta di campioni organici destinati alle analisi genetiche, che permettono di riconoscere ciascun membro dei branchi stabili presenti nel Parco, fra cui quello del Tonale.
«Riuscire a catturare i lupi e dotarli di radiocollare» spiega Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio «ci garantisce, però, un livello di conoscenza ulteriore, fornendo informazioni relative al comportamento spaziale, predatorio e sociale di questi animali e quindi avere informazioni importanti sull’utilizzo del territorio e sulla quantità e selezione di prede che questa specie è in grado di fare».
La cattura è il risultato di un lungo lavoro di conoscenza che il team di ricerca del Parco ha accumulato negli anni. «Catturare gli animali selvatici non è mai semplice» spiega Valerio Donini del team di ricerca «specialmente quando si tratta di lupo, che è un animale molto furbo e sospettoso, è necessaria una lunga preparazione utile a capire il comportamento del branco e la sua geografia, per poter posizionare le trappole in maniera efficace».
«I dati forniti dal radiocollare rappresentano un sostanziale supporto alle ricerche attualmente in corso all’interno del Parco dello Stelvio, ma» avverte il ricercatore Matteo Nava che ha partecipato alla cattura «non permetteranno in alcun modo di prevenire o prevedere gli spostamenti del lupo».
«L’importanza di questa cattura per la ricerca nel Parco» aggiunge ancora Pedrotti «è legata alla consapevolezza di aver fatto un ulteriore passo avanti in termini di conoscenze biologiche e di competenze tecniche e normative». Le catture di selvatici, infatti, richiedono un numero importante di autorizzazioni, - fornite dall’ISPRA - e una complessa burocrazia prevista dalla legge.
Nelle prossime settimane, la campagna di catture del lupo nel Parco continuerà anche se i ricercatori non si aspettiamo uguale fortuna dal momento che il branco ha già subito un disturbo importante. L’obiettivo sarebbe quello di catturare un secondo animale, possibilmente uno dei due esemplari riproduttivi, che potrebbero fornire informazioni ancora più importanti sul comportamento del branco. «Al termine di questa stagione scade l'autorizzazione alle catture» conclude Luca Corlatti, coordinatore scientifico del settore lombardo del Parco «ne dovremo predisporre un'altra per provare, se possibile, ad estendere l'area di cattura anche ad altri territori del Parco».
Il Direttore Franco Claretti
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